Si è da poco conclusa, negli spazi di BolognaFiere, l’edizione 2026 del WMF – We Make Future, che dal 24 al 26 giugno ha animato quella che gli organizzatori presentano come la più grande fiera-festival internazionale dedicata a intelligenza artificiale, tecnologia e innovazione digitale. A consuntivo, i numeri dichiarati restituiscono la dimensione dell’evento appena chiuso: oltre 70.000 mq di area espositiva, più di 700 espositori, 14 distretti tematici, circa 2.800 incontri B2B, oltre 90 stage formativi e più di 1.000 speaker internazionali — un perimetro che, sulla scia delle oltre 73.000 presenze da 90 Paesi del 2025, ha confermato il WMF come uno dei principali osservatori europei sull’innovazione.
Ora che le luci sui palchi si sono spente, è il momento del bilancio. E per chi ha osservato il fenomeno con la lente del giurista d’impresa, l’edizione 2026 ha lasciato una chiave di lettura meno scontata di quella tecnologica. Sul Mainstage è salito, tra gli ospiti annunciati, Brunello Cucinelli: la presenza di un’icona del lusso made in Italy in un festival sull’AI non è stata un dettaglio di colore, ma il segnale di una convergenza ormai strutturale tra moda, tecnologia e — è questo il punto — conformità normativa. Il messaggio uscito da Bologna è netto: la domanda che il settore fashion-tech deve porsi non è più se adottare l’intelligenza artificiale, ma a quali condizioni di legittimità potrà continuare a usarla.
Dall’innovazione alla governance: il quadro regolatorio emerso dal WMF
Il programma formativo del WMF 2026 ha dedicato spazio esplicito ai temi della governance e della regolamentazione dell’AI, con l’intervento — tra gli altri — di Brando Benifei, co-relatore dell’AI Act al Parlamento europeo, accanto a esperti di diritto, privacy e innovazione digitale. Un riconoscimento, da parte degli organizzatori, di un dato che ogni legal department ha già metabolizzato: la compliance non è più un adempimento a valle dell’innovazione, ma una precondizione di mercato.
Il reticolo normativo che ha fatto da sfondo all’evento è denso. Sul fronte dei modelli e dei sistemi di intelligenza artificiale opera il Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), la cui applicazione è scaglionata: gli obblighi in materia di pratiche vietate e AI literacy sono operativi da febbraio 2025, quelli sui modelli general purpose da agosto 2025, mentre il grosso degli adempimenti sui sistemi ad alto rischio matura nel 2026-2027. Accanto ad esso, il programma del WMF ha richiamato il consolidamento regolatorio del digital finance — dal Regolamento MiCA (UE) 2023/1114 sui cripto-asset al DORA (Regolamento UE 2022/2554) sulla resilienza operativa digitale — a conferma che, in ogni filiera, l’innovazione tecnologica si muove ormai entro argini normativi precisi.
Perché la moda è stata il banco di prova più interessante
Il settore fashion si è rivelato, paradossalmente, il terreno in cui questa convergenza si è fatta più visibile, perché tocca contemporaneamente quattro corpus normativi distinti.
AI Act e personalizzazione dell’esperienza d’acquisto. Virtual try-on, camerini aumentati, sistemi di raccomandazione e visual search sono ormai prassi consolidata nell’e-commerce della moda — non a caso il WMF 2026 ha primo, in un mercato sempre più regolato, avrà già un capo di vantaggio — e l’appuntamento, per misurarlo, è già fissato all’edizione 2027.
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