Analisi Processi & Innovazione Digitale, Archivio Divulgativo, Garante Privacy

Sicurezza o Sorveglianza? Il vero costo della nuova “Age Verification” di Meta sui Social

Reading Time: 2 minutes

L’obiettivo dichiarato è di quelli nobili e difficilmente contestabili: proteggere i minori, impedire accessi impropri e rendere più efficace la verifica dell’età.

Per raggiungere questo traguardo, Meta ha annunciato l’introduzione di nuove misure basate sull’Intelligenza Artificiale, pensate per individuare gli utenti sotto i 13 anni su Facebook e Instagram. Eppure, proprio quando il fine è ampiamente condivisibile, è necessario farsi le domande più esigenti.

Per stimare l’età di un utente, il nuovo sistema di Meta non si accontenterà più di un semplice documento.

Si parla di un’analisi profonda di profili, post, commenti, biografie, didascalie, Reels e Live. A questo si aggiungerebbe persino un’analisi visiva dei contenuti multimediali per cogliere segnali fisici come l’altezza o la struttura ossea. Sebbene Meta ci tenga a precisare che non si tratta di “riconoscimento facciale” – poiché il sistema non identifica la persona ma ne stima soltanto l’età – le implicazioni per la nostra privacy sono enormi.

In questo scenario si inserisce la lucida e provocatoria riflessione di Agostino Ghiglia, che centra esattamente il cuore del problema:

“Ma quanta vita digitale deve essere letta, osservata e interpretata per correggere una data di nascita dichiarata male? Se un sistema guarda volto, corpo, linguaggio, relazioni, contenuti, abitudini e contesto per dedurre quanti anni abbiamo, siamo ancora davanti a una semplice misura di sicurezza o a una nuova forma di profilazione ambientale?”

Il punto, come fa notare Ghiglia, non è negare la necessità vitale dell’age verification, ma capire quale modello di società digitale vogliamo costruire. Vogliamo una verifica dell’età che sia minimizzata, proporzionata e controllabile, oppure accettiamo una sorveglianza diffusa per inferire chi siamo e quanti anni potremmo avere?.

Anche le tempistiche e i metodi di conservazione dei dati meritano un’attenzione speciale. Meta dichiara di cancellare i documenti di identità entro 30 giorni e sistemi partner, come Yoti (usato per i video selfie), promettono la cancellazione dell’immagine sùbito dopo il risultato della stima.

Tuttavia, la semplice “promessa di cancellazione” non basta a chiudere la questione. Cosa succede ai metadati, ai log tecnici, alle inferenze e ai dati trattati per decidere se un profilo “sembra” quello di un under 13?.

Quali sono le basi giuridiche e chi effettua controlli indipendenti su queste informazioni?.

La tutela dei bambini non deve trasformarsi in un “cavallo di Troia” verso una nuova normalità in cui, per accedere alla rete, dobbiamo farci costantemente misurare, scansionare e classificare. Impedire l’accesso ai minori in spazi non adatti è doveroso, ma costruire un sistema di valutazione algoritmica continua sull’identità e l’affidabilità di tutti gli utenti è un’altra cosa.

La domanda definitiva che Glam Aura vi pone oggi non è se l’age verification serva, ma piuttosto:

quanta identità e intimità siamo disposti a consegnare per dimostrare la nostra età?

E soprattutto, chi controllerà i controllori dell’età digitale?.

Un doveroso e sentito ringraziamento ad Agostino Ghiglia per aver sollevato questi interrogativi imprescindibili, condividendo con tutti noi riflessioni di vitale importanza per la nostra libertà online.


Scopri di più da Glam Aura: Digital Intelligence Ecosystem

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Informazioni sull'autore

Marialuisa Portaluppi, Founder & Director di Glam Aura Observatory Hub. DPO e Analista Tecnico di Compliance, dirige l'Osservatorio indipendente su Fashion Privacy Tech, Data Protection e Governance del sistema moda. Lead Auditor ISO/IEC 27001, ISO 9001 e UNI/PdR 125:2022 (Parità di Genere). Responsabile della Governance dei dati e dei flussi tecnici per il settore Fashion & Luxury.

Rispondi