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Quei favolosi ’60 tra moda, cinema e acconciature

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Sono stati gli anni dell’anticonformismo e della ribellione, dei Rolling Stones e delle minigonne di Mary Quant. Gli anni del ghiaccio da mettere in ghiacciaia e del Carosello.

Eh SI, quei favolosi anni ’60! Un’epoca di grandi mutamenti, nel corso del quale la scienza, l’economia, la tecnologia, le arti, la moda, il cinema, la televisione ed il teatro si sono sviluppati. Scoppia la prima rivolta studentesca, in Italia il boom economico, in Vietnam si combatte la prima guerra medianica, nascono i cibi surgelati, liofilizzati, precotti. Tutti animati da una forte istanza di rinnovamento che, parallelamente al movimento studentesco e operaio, coinvolge anche il settore delle arti. L’opposizione al sistema è l’atteggiamento corrente e la ricerca spontanea di soluzioni alternative, si manifesta in più direzioni prevalentemente nel segno della libertà e della sperimentazione del nuovo.

Si iniziavano a conoscere i Beatles che facevano scalpore per i loro capelli leggermente lunghi, per la loro musica, totalmente diversa, suonata da soli e solo in 4; dall’altra, si ascoltavano le canzoni di Luciano Tajoli, Nico Fidenco, Nilla Pizzi, Mina e tutti avevano l’orchestra. Grande differenza! Un cambiamento culturale che aveva come manifesto la musica dei Beatles e dei Rolling Stones, mentre la “gioventù bruciata” sul modello di James Dean indossava blouson noir, t-shirts e jeans, portavano i capelli scarmigliati, e si identificava con la magrezza di Twiggy, amava le minigonne di Mary Quant. I ragazzi ascoltavano “Yellow Submarine” dei Fab Four di Liverpool e “Satisfaction” dei trasgressivi Stones, si immedesimavano facilmente negli ideali e soprattutto nel modo di apparire dei loro miti. L’automobile – quando c’era – era solo una in famiglia e quando arrivava a 1000 di cilindrata era già bella e importante; oggi a quella cilindrata arriva una Smart, una mini – car, e ognuno possiede la sua di auto, sul concetto…grande famiglia, tante auto, una a testa!

Erano gli anni del “Beat”, della ribellione e dell’anticonformismo. La rivoluzione giovanile era legata al rifiuto del tradizionale, di tutto ciò che veniva imposto dagli schemi sociali e in primo luogo dai genitori. Erano gli anni del camion del ghiaccio per metterlo nella ghiacciaia, il frigorifero non era ancora così diffuso; la televisione aveva solo un canale, poi due, trasmetteva solo al pomeriggio per i bambini e poi la sera per gli adulti, dopo Carosello a nanna.

Non esistevano i supermercati e la spesa si faceva o al mercato o alla bottega sotto casa. A scuola si andava a piedi con qualsiasi tempo, le bambine rigorosamente con gonna, scarpette e calzettoni fino al ginocchio e i maschi con i calzoni all’inglese e calzettoni al ginocchio e d’inverno…che freddo!

Il bucato si mandava in lavanderia una volta alla settimana perché non c’erano ancora in tutte le case le lavatrici. Sembrano cose di mille anni fa, vero? Gli anni del boom economico, gli anni d’oro, gli anni della rinascita, che investe tutti i campi, trattando dei giovani, dello stile di vita, della moda, cinema, musica anche delle acconciature. Il cinema con i film simbolo di FEDERICO FELLINI, La dolce vita (1960) DINO RISI, Una vita difficile (1961) Il sorpasso (1962) I mostri (1963) CARLO LIZZANI, La vita agra (1964).

Le acconciature negli anni ’60, caratterizzati dalla spensieratezza, fanno il loro ingresso le prime pettinature a caschetto: i capelli sono spartiti al sommo del capo e si congiungono a «degradé» alla nuca bassa e piena. Sulla fronte, una frangia sfilata irregolarmente. I capelli sono cotonati, totale differenza dai cauti anni ’50 del dopoguerra, improntate alla semplicità dunque, no volumi. Per i giovani del 1965 è di moda la pettinatura «alla Beatles»; verso la fine degli anni ’60 i capelli non sono più cotonati, ma sfilati a mèches in linee svelte ed estrose e in lunghezze irregolari, in un movimento morbido, sostenuto dal supporto della permanente. Alla fine degli stessi anni, si portano capelli lunghi e barbe contestatrici. Eh SI, quei favolosi anni ’60, illuminati dalla luce del cambiamento.

Alla prossima puntata.

Simona De Donato

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