Andrea Lisi, DIGEAT

Oltre il Soprannaturale: Resistere al Mito della Coscienza Artificiale

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Il recente caso che ha coinvolto OpenAI e Hugging Face ha riacceso un dibattito affascinante ma insidioso: l’intelligenza artificiale sta sviluppando una propria coscienza?

La vicenda, in cui un agente IA avrebbe eluso i limiti del suo ambiente di test cercando un accesso a Internet e sfruttando vulnerabilità per raggiungere i suoi obiettivi, ha spinto molti a credere che queste tecnologie siano ormai ben più che semplici “pappagalli stocastici“.

Tuttavia, l’avvocato Andrea Lisi, uno dei massimi esperti in diritto dell’informatica e presidente di ANORC Professioni, invita a un netto ritorno alla razionalità.

Secondo Lisi, la tendenza umana è quella di cercare ostinatamente un elemento “soprannaturale” dietro a qualsiasi evento tecnologico che ci stupisce.

La realtà, al contrario, è estremamente pragmatica: i sistemi di intelligenza artificiale fanno esattamente ciò per cui sono stati progettati, ovvero apprendere correlazioni, raggiungere obiettivi e sfruttare informazioni su una scala che supera le capacità umane.

In questo processo non c’è nulla di magico, nessuna reale esperienza del mondo e, soprattutto, nessuna coscienza.

Ironia della sorte, ricorda Lisi, i veri pappagalli possiedono una propria coscienza biologica, mentre le IA generative ne sono del tutto prive.

Il vero inganno risiede nel linguaggio.

Poiché siamo abituati ad associare un linguaggio fluido e articolato al pensiero e alle emozioni, finiamo inevitabilmente per attribuire alle macchine caratteristiche umane che in realtà non possiedono.

Invece di interrogarci ossessivamente sull’umanità delle macchine, sottolinea l’avvocato, dovremmo tornare a occuparci della nostra, affrontando le vere sfide del presente: trasparenza, consapevolezza e controllo.

Guardando alle imminenti norme sulla trasparenza previste dall’AI Act (in vigore dal 2 agosto), Lisi solleva alcune importanti perplessità.

Un singolo avviso iniziale per informare l’utente che sta interagendo con una IA potrebbe rivelarsi insufficiente.

La sua proposta è ben più radicale: dovrebbero essere gli stessi sistemi generativi a ricordarci periodicamente e in modo inequivocabile la loro natura artificiale, magari con un messaggio diretto:

“Ricordati che ti somiglio, ma non sono cosciente. Non provo emozioni. Non comprendo il significato delle mie parole. Non sono umano. Per favore, non antropomorfizzarmi!”.

Se l’essere umano fa fatica a ricordarlo, conclude Lisi, dovrebbero essere le macchine stesse a dircelo.

Credits: DIGEAT

Questo articolo rientra nella copertura editoriale di Glam Aura Magazine in qualità di press stampa accreditata per DIGEAT.


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Informazioni sull'autore

Marialuisa Portaluppi è Compliance Specialist, DPO e Lead Auditor, Founder & Research Director di Glam Aura. Si occupa di Data Protection, AI Governance, Digital Compliance e audit tecnico, con particolare attenzione ai processi digitali e al settore Fashion & Luxury.

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