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Nonostante la congiuntura geopolitica a forte intonazione bellica e le crisi attraversate da alcuni comparti del tessile, il Pitti fiorentino si è confermato un punto di riferimento intramontabile per la moda maschile.

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I dati di affluenza parlano di oltre cinquemila buyer provenienti da tutto il mondo e di circa settemila seicento compratori italiani ( in linea con l’anno scorso).

Ci sono stati 758 espositori, di cui il 47 per cento stranieri.

Tra i principali mercati rappresentati nel salone fiorentino va sottolineato l’aumento dei buyer provenienti da Regno Unito, Olanda , Turchia, Giappone e Stati Uniti , mentre va registrato un calo di presenze dalla Germania , da Spagna e Francia.

Significativa la performance dei paesi del Nord Europa , riconferma per l’Asia della presenza dei cinesi, a pari merito Hong Cong e Cina continentale, crescita di Taiwan e leggero arretramento di Corea del sud.

Tra le destinazioni più lontane , in risalto Messico, Brasile e Canada.

Infine da menzionare , tra novità e ritorni , Libano ed Egitto e per il Medio Oriente Qatar ed Emirati Arabi.

Un quadro complessivo di sostanziale tenuta, con numeri che testimoniano la professionalità e la resilienza del settore.

In concomitanza con la fine del salone toscano , dal 16 al 20 gennaio si è svolta la Milano Fashion Week Uomo con le sfilate e le presentazioni delle collezioni autunno -inverno 2026-2027.

Ben 76 appuntamenti, tra i quali alcuni anniversari importanti , come il venticinquesimo del marchio Blauer e il.decimo di Pronounce.

Naturalmente , il passaggio simbolico più osservato è stato quello di Giorgio Armani , che ha affidato a Leo Dell’ Orco il debutto alla guida creativa dell’ uomo.

Il bilancio , considerata la già evidenziata situazione geopolitica, è stato comunque positivo e ha offerto un’immagine più complessa e matura della moda di quanto ci si potesse aspettare.

Un sistema moda che opera su piani diversi, con i marchi di ricerca che spingono su materiali e tecnologie , mentre i brand più famosi riflettono sulle proprie tradizioni.

Milano però si conferma location privilegiata per i brand emergenti , che sulle passerelle milanesi possono lasciare un segno visibile.

Dalla moda maschile , insomma, segnali di vita ma soprattutto di maturità.


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