Si avvicina la fine dell’anno e con essa la chiusura dei conti per l’anno in corso e la previsione per quello che verrà.

Per la moda italiana il calo del fatturato industriale è un dato sostanzialmente acquisito, con percentuali che variano dal 2,7 al 3 per cento sul 2024.
Le esportazioni nei primi otto mesi dell’anno segnano un -4,4% rispetto al 2024, ma verso i paesi extra UE la contrazione raggiunge il 9%.
Per contro aumenta l’import , in particolare dalla Cina, facendo segnare un +11,8%, non sufficiente però a compensare il calo complessivo.
Il dato più preoccupante per il sistema moda italiano è rappresentato dalle 1035 cessazioni di attività nei primi otto mesi dell’anno, delle quali 843 sono micro e piccole imprese artigiane: in pratica significa che 11 imprese al giorno hanno chiuso i battenti.
Le ragioni di questa frenata sono molteplici e intrecciate , inoltre sono più o meno comuni a tutti i paesi europei e non rappresentano un unicum della nostra nazione.
Secondo analisti italiani, il mercato del lusso a livello globale ha perso nell’ultimo periodo circa 70 milioni di clienti a causa della sensibile diminuzione del potere d’acquisto .
Anche il settore moda mainstream, non solo il lusso, sta scontando le difficoltà economiche del ceto medio, sempre più impoverito e costretto a concentrare le spese su beni e servizi essenziali.
Un altro fattore determinante nel calo dei consumi è certamente il quadro geopolitico attuale, caratterizzato da forte instabilità e scenari di guerra in continua evoluzione.
Con un presente a dir poco tumultuoso e un futuro assai incerto, il settore della moda non può non risentire delle paure e delle preoccupazioni dei consumatori .
Da questo punto di vista appare molto preoccupante anche la situazione del retail, soprattutto dei multimarca di abbigliamento e calzature, in seria sofferenza e con un numero di chiusure elevato, spesso fino alla desertificazione di alcune aree cittadine.
Nonostante questo finale di 2025 non sia particolarmente favorevole, visto il perdurare dei conflitti bellici e dell’ instabilità economica internazionale, non tutto è perduto.
Anzi è auspicabile che gli operatori della filiera, con il sostegno delle istituzioni, imbocchino senza indugio la strada dell’innovazione , della sostenibilità sociale ed ambientale e della formazione.
Senza dimenticare la ricerca di nuovi mercati, sui quali esprimere tutte le straordinarie potenzialità del nostro Made in Italy, a cui concorrono non solo le industrie ma anche le piccole imprese artigiane e commerciali.
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