Siamo ufficialmente entrati in una nuova dimensione.
Nel 2025, il mercato dell’Intelligenza Artificiale in Italia ha registrato un incremento del 50%, e l’uso di strumenti di IA generativa è esploso, raggiungendo il 51,2% dei giovanissimi tra i 14 e i 19 anni.
Ma se da un lato la tecnologia ci affascina, dall’altro sta insinuandosi nei meandri più profondi della nostra privacy.
Il Presidente del Garante della Privacy, Pasquale Stanzione, nel suo discorso annuale ha delineato un quadro che sembra uscito da un episodio di Black Mirror, ma che è la nostra assoluta realtà.
Dalle minacce alla nostra identità fisica a quelle sul posto di lavoro, ecco cosa sta succedendo e perché la nostra riservatezza è il nuovo vero lusso.
Il corpo violato: l’incubo Deepnude e Deepfake
Uno dei trend più inquietanti e violenti del 2025 riguarda il nostro corpo.
Il Garante ha lanciato un allarme rosso contro le piattaforme di deepfake (come Grok e ChatGPT) e, in particolare, contro le app di deepnude.
Di cosa parliamo? Di software che, partendo da una normalissima foto in cui si è vestiti, riescono a generare immagini e video della stessa persona artificialmente nuda, creando contenuti pornografici iper-realistici.
Le vittime di questo “stupro virtuale” sono prevalentemente donne, dalle celebrità alle ragazze comuni, fino alle minorenni.
Per fermare questa mercificazione dell’identità femminile, il Garante è intervenuto bloccando l’applicazione Clothoff, gestita da una società con sede nelle Isole Vergini Britanniche.
Un segnale forte per impedire che la rete si trasformi in un luogo di violenza e reificazione del corpo femminile.
Genitori troppo “Social” e il tabù dello Sharenting
I bambini di oggi nascono con un’impronta digitale già creata dai genitori. Il fenomeno dello sharenting, la condivisione compulsiva di foto, video ed ecografie dei propri figli online, è diventato un problema di sicurezza nazionale e di sviluppo della personalità dei minori.
Per contrastare questa abitudine, il Garante ha lanciato la campagna informativa “La sua privacy vale più di un like” e un podcast dedicato per educare madri e padri.
Il rischio non è solo l’esposizione al giudizio altrui, ma il fatto che queste immagini possano finire nelle mani sbagliate o alimentare il sempre più diffuso fenomeno del cyberbullismo, che vede i ragazzi vittime di post denigratori e profili falsi.
Sextortion e amori tossici 2.0
La fine di una relazione o l’ingenuità di un flirt online possono trasformarsi in un incubo.
Nel 2025, il Garante ha ricevuto ben 854 segnalazioni relative al revenge porn e alla minaccia di diffusione di materiale intimo.
Il dato più allarmante?
La maggior parte di questi casi non riguarda ex partner in cerca di vendetta, ma la temutissima sextortion: estorsioni perpetrate da sconosciuti che pretendono soldi o nuovi contenuti espliciti sotto la minaccia di distruggere la reputazione della vittima pubblicando le sue foto intime.
Grazie all’intervento d’urgenza del Garante, nel 2025 sono stati disposti centinaia di blocchi preventivi sulle piattaforme per fermare la diffusione di questi materiali.
Ansia da Algoritmo: spiati anche in ufficio
Se pensate che la tecnologia vi spii solo sui social, vi sbagliate: il nuovo Grande Fratello veste in giacca e cravatta.
Il mondo del lavoro sta subendo l’ingresso di tecnologie di controllo sempre più subdole.
Il Garante ha recentemente bloccato un sistema utilizzato da Amazon Italia Logistica che raccoglieva e conservava per 10 anni dati sensibili (dalla salute alla vita familiare) di oltre 1800 lavoratori.
Ma c’è di più: è stato sanzionato lo sviluppo di un plug-in per le chat aziendali come Slack e Teams, capace di analizzare le parole scritte dai dipendenti e “misurare” il loro livello di stress psicologico tramite l’IA.
Un’ingerenza algoritmica inaccettabile che trasforma la persona in una mera “prestazione” misurabile.
Il bisogno di “Fiducia Digitale”
Soffriamo sempre di più del cosiddetto “effetto Eliza”, ovvero la tendenza umana ad attribuire empatia e intenzionalità alle macchine, arrivando a confidare le nostre paure più intime ai chatbot.
Mai come oggi, riprendere il controllo dei nostri dati significa riprendere il controllo della nostra psiche e della nostra libertà.
Come ci ricorda la Relazione 2025, opporre la forza delle garanzie alla violenza digitale è il primo passo per un’innovazione che sia davvero al servizio dell’umanità.
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