di Marialuisa Portaluppi

MILANO – Si è conclusa presso la Fondazione Istituto dei Ciechi la settima edizione di Global Inclusion 2025, promossa da Il Sole 24 Ore e dalla Fondazione Global Inclusion – art. 3 ETS, con il patrocinio del Ministero per le Disabilità. L’edizione di quest’anno, definita dagli organizzatori “l’anno della verità”, ha rappresentato un momento di confronto cruciale sullo stato dell’inclusione in Italia e sul ruolo delle imprese, delle istituzioni e del mondo accademico nell’attuazione di politiche sostenibili e coerenti con i diritti fondamentali.
L’evento ha confermato il valore di una citazione di Eleanor Roosevelt: i diritti umani iniziano nei luoghi quotidiani — sul lavoro, nelle comunità, nelle scuole — e lì si misura la capacità del Paese di tradurre in pratica principi costituzionali e standard internazionali.
Costituzione, policy europee e governance integrata
L’apertura dei lavori ha posto al centro l’articolo 3 della Costituzione, richiamando la responsabilità del sistema Paese nella rimozione degli ostacoli che limitano libertà ed eguaglianza. Questo riferimento è stato messo in relazione con le principali policy europee:
- Strategia UE per i diritti delle persone con disabilità 2021–2030,
- Pilastro europeo dei diritti sociali,
- Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) e relativi ESRS sociali,
- Corporate Sustainability Due Diligence Directive (CSDDD), per la due diligence sui diritti umani lungo la catena del valore.
Il messaggio è chiaro: l’inclusione non è più un valore accessorio, ma un elemento strutturale di governance, compliance, gestione del rischio e rendicontazione ESG.
Imprese che non arretrano: l’inclusione come leva di resilienza
Nel panel “Noi ci crediamo perché”, manager e rappresentanti di TIM, Enel, Banco BPM, Daiichi Sankyo Italia, Lexellent e IULM hanno condiviso le loro strategie di continuità nelle politiche di D&I.
Tra le pratiche più significative:
- governance interna strutturata e KPI sociali integrati nei piani industriali,
- audit e monitoraggio degli impatti sociali,
- programmi per intergenerazionalità e inclusione dei talenti,
- partnership con università e terzo settore per progetti replicabili e misurabili.
In questo contesto, l’inclusione emerge come leva competitiva e come fattore di stabilità organizzativa, coerente con le direttive europee in materia di sostenibilità e diritti umani.
Narrative, comunicazione e impatto sulle policy
Il panel sulle “Narrative della discriminazione e dell’inclusione” ha sottolineato l’influenza dei media sulla percezione pubblica dei diritti. Il cosiddetto “cattivismo”, la tendenza a enfatizzare conflitti per generare engagement, può alterare la fiducia sociale e condizionare l’attuazione di politiche inclusive basate su evidenze e dati.
Il dibattito ha evidenziato come la comunicazione responsabile sia ormai parte integrante del framework di policy, contribuendo a creare consenso e sostenibilità a lungo termine.
Ricerca e formazione: infrastruttura delle policy aziendali
La premiazione della miglior tesi di laurea sull’inclusione, sostenuta da Il Sole 24 Ore, ha posto l’accento sul ruolo della ricerca come motore di innovazione e sviluppo di metodologie affidabili per la misurazione dell’impatto sociale.
Università e centri di ricerca emergono come attori chiave per:
- definire indicatori e standard di valutazione,
- sviluppare approcci multidisciplinari al diversity management,
- supportare la costruzione di policy replicabili e allineate ai requisiti normativi.
Reinserimento lavorativo: esperienze concrete per le aree a complessità elevata
Tra i temi più rilevanti, il reinserimento delle persone detenute ed ex detenute ha mostrato modelli concreti di integrazione socio-lavorativa.
Progetti come Made in Carcere, QUID e Marchesi Frescobaldi hanno evidenziato come formazione qualificata, tutele contrattuali e percorsi certificati di acquisizione competenze possano tradurre in realtà l’articolo 27 della Costituzione e le linee guida europee sulla giustizia riparativa.
Diritti umani e policy aziendali: la sostenibilità integrata
La sessione finale ha messo in luce come le aziende stiano integrando le policy sui diritti umani nei codici etici e nei processi ESG, allineandosi a standard internazionali come le Linee guida OCSE e i requisiti della CSDDD.
Le pratiche chiave includono:
- mappatura dei rischi nella catena del valore,
- stakeholder engagement strutturato,
- rendicontazione trasparente e misurabile,
- valutazione continua dell’impatto sociale.
Questi strumenti diventano centrali non solo per la conformità normativa, ma anche per la competitività e la reputazione sui mercati globali.

Conclusioni: l’inclusione come infrastruttura sociale ed economica
Global Inclusion 2025 ha consegnato un messaggio chiaro: l’inclusione è un fattore strutturale per la resilienza delle organizzazioni, la qualità della governance e la competitività internazionale.
Non più un elemento accessorio, ma una strategia integrata, misurabile e coerente con le policy europee, in grado di generare valore, fiducia e innovazione nel lungo periodo.
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