Ci sono città che, per qualche giorno, sembrano cambiare pelle.
Lecce lo ha fatto il 27 novembre, quando il sole ha iniziato a scaldare le pietre del centro storico e, insieme ai riflessi dorati, ha portato qualcosa di nuovo: il DIGEAT Festival 2025, la tre giorni che non parla solo di digitale—lo fa vivere.
Niente frenesie da fiera tech.
Qui il digitale è elegante, colto, sensoriale.
È un racconto che ti prende per mano e non ti molla più.
27 novembre – Il giorno in cui tutto ha cominciato a vibrare
Mattina: la conoscenza che scorre come un caffè forte
All’ex Convitto Palmieri ci si muove in punta di piedi, ma l’atmosfera è elettrica.
Tre laboratori in contemporanea.
Tre mondi che si aprono come porte automatiche:
• chi gestisce un data breach come un direttore d’orchestra;
• chi parla di identità digitale come fosse alta moda (perché, in fondo, lo è); • chi affronta l’etica dell’IA con la delicatezza di un restauratore davanti a un’opera d’arte.
Le competenze si intrecciano, i laptop si aprono, la città fuori scorre più lenta. E tu capisci subito che qui nulla è “tecnico”: è vivo.
Il Forum ANORC: quando i custodi della memoria digitale si siedono allo stesso tavolo
Un pomeriggio raccolto, quasi ovattato.
Si discute di norme, responsabilità, futuro.
Parole che, dette così, sembrano pesanti—ma in quelle stanze suonano come una partitura perfetta. La sera: l’ora magica, quando il digitale diventa emozione
ANABASI: un varco verso un’altra percezione
Entri al “Teatrino” e il tempo cambia densità.
La presentazione di ANABASI non è un evento: è un’esperienza.

Fotografie che sembrano respirare, testi che ti parlano sottovoce, un’estetica che mescola corpo, codice e poesia.
Non capisci subito se stai assistendo a qualcosa sul digitale… o sul modo in cui lo viviamo senza
accorgercene.
È raffinato, è potente.
È il tipo di bellezza che resta addosso.
Poi arriva J-Lo
E tutto prende una piega imprevedibile.
Un’IA con personalità, voce, ironia.
Un attore che non è un attore.
Un gioco che non è un gioco.
Le domande del pubblico, le risposte di J-Lo: brillanti, strane, intime, a volte dolci. La sala ride, si stupisce, riflette.
E ti ritrovi a pensare: “Se l’IA dev’essere questa, forse è più simile a noi di quanto vogliamo ammettere.”
La prima giornata si chiude così: con un applauso pieno, che vibra a metà tra il futuro e l’umanissimo presente.
28 novembre – Lecce diventa una costellazione di idee
Il Festival si apre come un ventaglio: cinque sedi, venticinque panel, centocinquanta ospiti. Dove vai, trovi un pezzo di futuro:
• al Convitto si parla di data protection come se fosse geopolitica;
• a Palazzo Turrisi le firme elettroniche sembrano quasi bijoux digitali da maneggiare con cura;
• al MUST la IA diventa medicina, arte, diritto, filosofia;
• a Sant’Anna la cybersecurity è difesa personale digitale;
• al Castromediano la cultura digitale mostra il suo volto più pop (e più inquieto).
La città brulica.
Senti conversazioni ovunque: nei corridoi, nei vicoli, nei bar.
Il digitale, per una volta, non è “online”: è fisico, condiviso, palpabile.
E la sera J-Lo torna in scena.
Perché certe conversazioni non stancano mai.
29 novembre – Il congedo nobile: il Castello Carlo V come agora del futuro
L’ultima giornata ha il sapore di un gran finale.
Al Castello Carlo V, sotto le volte imponenti, istituzioni, esperti e cittadini si parlano davvero: non per slogan, ma per capire dove stiamo andando.
La conduzione di Barbara Carfagna aggiunge ritmo e lucidità a una discussione che tocca Europa, Mediterraneo, diritti, innovazione, responsabilità pubbliche.
Intanto, ANABASI continua la sua danza silenziosa tra immagini e parole: un controcanto poetico alle questioni tecniche.
Perché DIGEAT si legge (e si vive) fino alla fine
Perché non è un festival che “spiega il digitale”.
È un festival che lo restituisce alla sua dimensione umana.
Qui impari, ridi, ti emozioni, ti perdi e ti ritrovi.
Qui il digitale non si esibisce: si racconta.
E, come ogni buon racconto, lo segui fino all’ultimo rigo perché senti che ti riguarda.
DIGEAT Festival 2025 non è un evento.
È uno specchio.
È un invito.
È—senza esagerare—una storia da leggere tutta d’un fiato.
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