Una ricerca interuniversitaria svela gli effetti inattesi della normativa europea osteggiata dalle Big Tech.
Un nuovo studio scientifico condotto dalla Libera Università di Bolzano, in collaborazione con l’Università di Udine e l’Università di Padova, ha analizzato l’impatto del Digital Markets Act (DMA), la normativa europea pensata per riequilibrare i mercati digitali dominati dai colossi del tech. La ricerca si è concentrata in particolare sulla clausola di interoperabilità, una delle disposizioni più controverse del regolamento.
La Ricerca e la Clausola di Interoperabilità
Lo studio, parte di un progetto di ricerca PRIN-PNRR, analizza gli effetti della clausola di interoperabilità, la norma che obbliga i cosiddetti gatekeeper (come Apple, Google o Meta) ad aprire i propri ecosistemi digitali per garantire maggiore libertà di scelta agli utenti e agli sviluppatori indipendenti.
Questo obbligo, fortemente osteggiato dalle Big Tech, porta con sé due effetti principali e contrastanti:
- Vantaggi per i Clienti e la Concorrenza: L’apertura degli ecosistemi favorisce i clienti finali, ampliando le opzioni offerte e riducendo le pratiche di lock-in (che vincolano l’utente a un unico fornitore). Questo stimola l’innovazione e la concorrenza.
- Rischio di Vulnerabilità: Rendere gli ecosistemi più permeabili, consentendo lo scambio di dati tra servizi digitali diversi, introduce anche nuovi rischi di vulnerabilità ad attacchi informatici.
La Scoperta Inattesa: Più Sicurezza grazie al Rischio
Il risultato più significativo della ricerca è la reazione a questa aumentata vulnerabilità. Il modello economico-teorico sviluppato dai ricercatori mostra che i “soft spot” creati dall’apertura all’interoperabilità hanno un effetto positivo inatteso:
“Tali soft spot — illustra il Prof. Alessandro Fedele, referente scientifico dello studio per UniBz — indurrebbero giocoforza le aziende a investire di più sulla sicurezza.”
La clausola, pur creando un rischio potenziale, agisce come uno stimolo agli investimenti in sicurezza dei sistemi informatici, portando a un complessivo rafforzamento delle difese aziendali.
I coautori dello studio, il Prof. Stefano Comino (Uniud) e il Prof. Fabio Manenti (Unipd), aggiungono che l’effettivo vantaggio finale per gli utenti dipende da fattori come l’amplificazione degli effetti di rete (il cui valore aumenta con il crescere del numero totale di utenti che possono interagire).
Contesto Attuale
La ricerca è di stretta attualità: la Commissione europea ha recentemente avviato una procedura formale contro Apple, accusandola di non rispettare pienamente gli obblighi di interoperabilità del DMA, in particolare per quanto riguarda l’uso di store alternativi su iOS. Il paper delle tre Università fornisce un’analisi fondamentale per comprendere le complesse dinamiche economiche e di sicurezza generate dalla nuova regolamentazione.

Prof. Alessandro Fedele di unibz
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